La shoah Le leggi razziali
La deportazione
La soluzione "finale“
Lo sterminio
La shoah Le leggi razziali
La deportazione
La soluzione "finale“
Lo sterminio
L’inizio della persecuzione:le leggi
Dalle leggi di Norimberga (1935) a quelle italiane del ‘38, la persecuzione antiebraica in altri paesi europei si diffondeva insieme al dominio tedesco (Austria e Sudeti), in un crescendo. Il tema aveva facile presa, vantando antiche radici nelle opinioni pubbliche europee, soprattutto dei paesi centro-orientali. L’identificazione degli ebrei come presunti responsabili della crisi rispondeva ad obiettivi di consolidamento o di rilancio dei regimi in carica: gli ebrei venivano espulsi dagli impieghi pubblici e non potevano esercitare le professioni, mentre i giovani non potevano frequentare la scuola pubblica. La conseguenza doveva essere la fuga verso altri paesi.
La deportazione
Questo clima di persecuzione legislativa poteva sfociare in violenze, come nel pogrom del 9-10 novembre 1938 in Germania che comportò la deportazione di oltre 20.000 ebrei nei campi di concentramento.
L'obiettivo della riduzione violenta sul territorio del Reich era stato parzialmente raggiunto se gli ebrei, che erano circa 500.000 nel 1933, erano ridotti al momento dello scoppio della guerra a 190.000.
Per gli ebrei polacchi, che costituivano la comunità più numerosa dell'Europa orientale, con circa 3 milioni (quasi 400.000 nella sola Varsavia), fu decretata la chiusura nel ghetto.
Una guerra di annientamento
Ma questi eventi non si inquadravano ancora in un disegno di annientamento. La politica di sterminio del popolo ebraico (shoah) intervenne con la campagna di Russia, ossia con la svolta verso il disegno di totale annientamento del nemico e di qualsiasi soggetto che costituisse un ostacolo alla realizzazione del dominio totale della Germania.
Nel 1941 la svolta che trasformò la guerra da europea a mondiale ebbe rilevanza sia militare che politica, perché fece perdere al conflitto la dimensione del riassestamento dei rapporti di forza in Europa.
Nel dicembre 1940 con la decisione unilaterale di attaccare l'URSS senza un preventivo accordo col Giappone, l'azione tedesca usciva fuori dalle dimensioni della politica: i caratteri "totali", oltre che mondiali, del conflitto gli facevano assumere obiettivi di annientamento, come Hitler aveva esplicitamente dichiarato.
La soluzione "finale"
Il Reich approntò delle squadre, che seguivano la Wehermacht nella sua avanzata sul territorio russo e si occupavano della eliminazione fisica con metodi sommari di ebrei, zingari ed altre minoranze. Se fin dall’origine del Reich si era parlato di soluzione "complessiva" che poteva comportare il trasferimento coatto o indotto degli ebrei fuori del territorio del Reich, alla fine del luglio 1941 si cominciò a studiare la soluzione "finale" della questione ebraica. Il programma di sterminio era già in atto dal giugno 1941 e dall'ottobre era stato esteso al territorio tedesco, con il varo del programma di deportazione di massa. L'incontro di Wannsee (20 gennaio 1942), tra i massimi dirigenti politici e militari, significò l'ufficializzazione del programma presso le massime gerarchie del regime.
Lo sterminio
La costruzione di 6 campi di sterminio a est di Varsavia fu avviata nel 1941 coevamente alla svolta del conflitto legata all'attacco all'URSS. Nel più grande, Auschwitz, furono uccise almeno 1 milione di persone, soprattutto ebrei. Gli ebrei vittime delle persecuzioni razziali furono quasi 6 milioni, di cui quasi 3 milioni furono uccisi nei campi di sterminio, 1 milione e mezzo con esecuzioni sommarie e le altre per cause diverse nei ghetti. Il ritmo del massacro ebbe un rallentamento nel ‘43 quando il regime si rese conto che era più conveniente sfruttare gli uomini in età da lavoro in attività utili. Allora si passò a programmare l'eliminazione immediata di coloro che venivano giudicati inadatti (vecchi, bambini e donne, salvo eccezioni), mentre gli uomini adulti erano costretti a lavori massacranti in condizioni proibitive, nel freddo ed un’alimentazione inadeguata, finché non morivano.
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