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Introduzione allo Humanistic management Marco Minghetti Lezione 1 Pavia Ottobre 2007

Introduzione allo Humanistic management Marco Minghetti Lezione 1 Pavia Ottobre 2007

L’abbinata shakespeare e management può apparire incongrua. Innanzitutto perché non so quanti di voi conoscano il significato del termine management. Per management si intende quella disciplina che studia la gestione d’impresa, con particolare riferimento alle strutture organizzative, ai metodi e processi di lavoro, le metodologie per la selezione, la valutazione e la valorizzazione delle persone. Detto questo l’apparente incongruità resta: cosa c’entra shakespeare con la gestione delle aziende? Questa è la domanda cui cercherò di rispondere in questo intervento.

Presentazione del Corso

Il Corso di Humanistic Management si propone di avviare lo studente ad una modalità di interpretare l’azienda alternativa al tradizionale scientific management: una apertura al nuovo che guarda alle possibilità dell’Information & Communication Technology coniugate a discipline che solo da qualche tempo hanno cominciato ad essere utilizzate in contesti imprenditoriali – la letteratura, la filosofia, la drammaturgia, la cinematografia, la poesia. Una parte del Corso sarà dedicata all’illustrazione dell’apparato teorico illustrato nel “Manifesto dello humanistic management”. Questo avverrà principalmente attraverso 5 testimonianze e una lettura critica dei Principi dello Scientific management di Taylor.

Incontri con autori del manifesto

2 ottobre approfondimento De Masi 3 ottobre Piero Trupia 10 ottobre Andrea Notarnicola 16 ottobre Andrea Fontana 24 ottobre Paolo Costa 31 ottobre Giampaolo Azzoni

Presentazione del Corso

La seconda parte sarà costituita da un approfondimento pratico fondato sull’analisi di venticinque poesie del Premio Nobel per la Letteratura Wisława Szymborska. Tale analisi si focalizzerà su cinque temi fondamentali per la comprensione delle aziende attuali: la definizione dell’identità individuale e di gruppo; la costruzione delle relazioni interpersonali; la selezione delle competenze necessarie a produrre innovazione; la gestione delle diversità e quindi dei talenti; il processo di produzione di significato nelle organizzazioni, per il quale Karl Weick ha coniato il termine sensemaking.

Presentazione del Corso

I vari argomenti trattati verranno presentati utilizzando l’approccio metadisciplinare caratteristico dello humanistic management. Dunque durante le lezioni ci si avvarrà delle tradizionali presentazioni PowerPoint, ma anche di letture di romanzi e poesie, visione di scene tratte da film, fotografie, eccetera. A tal fine quest’anno in particolare verrà utilizzato il volume “Le città invisibili” di Italo Calvino.

Lo Schema Le città invisibili sono organizzate intorno ad undici diverse categorie di città, ognuna dal nome di donna, che presentano, nella mappa dell’Impero di Kublai Kan descritta da Marco Polo, ciascuna cinque varianti: Olinda Raissa Marozia Teodora Berenice Leonia Trude Procopia Cecilia Pentesilea Eudossia Bersabea Tecla Perinzia Andria Melania Adelma Eusapia Argia Laudomia Aglaura Leandra Pirra Clarice Irene Valdrada Zemrude Bauci Fillide Moriana Le città nascoste Le città continue Le città e il cielo Le città e i morti Le città e il nome Le città e gli occhi Eufemia Cloe Eutropia Ersilia Smeraldina Isaura Zenobia Armilla Sofronia Ottavia Tamara Zirma Zoe Ipazia Olivia Dorotea Anastasia Despina Fedora Zobeide Diomira Isidora Zaira Zora Maurilia Le città e gli scambi Le città sottili Le città e i segni Le città e il desiderio Le città e la memoria

Rendere visibile l’invisibile

Ne le città invisibili le città del mondo prendono forma attraverso i desideri dei loro abitanti e attraverso i racconti del viaggiatore che le attraversa. Lo stesso vale per le aziende. E’ ciò che si chiama sensemaking.

Bibliografia Marco MINGHETTI- Fabiana CUTRANO, Le nuove frontiere della cultura d’impresa, ETAS, 2004. Pagine obbligatorie da studiare 1-47 (L’unità molteplice) e quattro capitoli a scelta (due della prima parte e due della seconda) Marco MINGHETTI – Fabiana CUTRANO, Nulla due volte. Il management attraverso le poesie di Wisława Szymborska, Libri Scheiwiller, 2006, obbligatori da studiare tre capitoli a scelta. Italo CALVINO, Le città invisibili, Einaudi. Le slide utilizzate nel corso saranno messe a disposizione sul sito.  Ulteriori riferimenti bibliografici sulle tematiche discusse in aula verranno forniti nel corso delle lezioni.

Modalità d’esame

Saranno oggetto dell’esame orale Le variazioni impermanenti del “Manifesto dello humanistic management” (pp. 1-47 del volume) e i capitoli scelti dagli esaminandi dei due libri indicati in bibliografia. In alternativa/integrazione allo studio dei 4 capitoli a scelta del Manifesto dello humanistic management  è consigliata  la presentazione  di una tesina scritta di circa 20.000 battute da fare avere al docente almeno 15 giorni prima della data dell’esame. Sarà gradito l’impegno a discutere ciò che verrà svolto a lezione insieme ai contenuti di altri testi fra quelli che verranno suggeriti nel corso delle lezioni

E-mail e indirizzo web

I materiali delle tesine (commento libero ad una delle città invisibili) e le richieste di appuntamento per colloqui possono essere inoltrati a: marco.minghetti@eni.it Info sullo humanistic management al sito: www.humanisticmanagement.it

Managemenent: etimologia Il latino manus, di origine indoeuropea, parla dell’organo del corpo umano, ma porta con sé, anche, una originaria idea di ‘tutela’, ‘protezione’. Nella prima metà del 1100, in francese manière significa ‘modo di fare’, da cui l’italiano maniera. In italiano, nel 1300, maneggiare. Un secolo dopo si aggiunge il senso figurato di ‘governare’. Maneggio si afferma nel 1500: c’è il senso di ‘lavoro fatto con le mani’, ma anche di ‘negozio’, ‘traffico’. Da F. Varanini, “Le parole del manager”, Guerini, 2006

Management: una definizione L’insieme delle prerogative che riguardano la direzione e la gestione amministrativa di una azienda

Management: declinazioni Sapere.it Trovati 34 risultati management a) L'attività e la funzione del manager; b) tecnica della gestione industriale; c) l’insieme dei quadri dirigenti di un'impresa personnel management inglese (propr., direzione del personale). Indica l'attività di selezione, assunzione e addestramento del personale impiegatizio e direttivo di un'azienda, ed è connessa a motivazioni interne tese al raggiungimento del successo aziendale load management ingl. (propr. gestione del carico). Gestione dei carichi di un sistema elettrico in modo tale che la richiesta di energia elettrica sia congrua con la presente disponibilità degli impianti di generazione e con gli obiettivi a lungo termine

Management: declinazioni project management Tecnica manageriale consistente nel predisporre una struttura organizzativa in cui la divisione dei compiti avviene sulla base delle specifiche esigenze dei singoli clienti Customer relantionship management Filosofia aziendale e strategia di business, volte a selezionare e a gestire le relazioni con i clienti di maggior valore per l’azienda, attuando a tal fine un approccio di tipo integrato che coinvolga persone, reparti, procedure e tecnologie attraverso una cultura aziendale “cliente-centrica”, stabilendo una comunicazione a due vie anziché solo da azienda a cliente, così da fidelizzarlo e accrescerne la profittabilità.

Scientific management: taylorismo Indirizzo di studi sull'organizzazione scientifica del lavoro, elaborato inizialmente dall'ingegnere statunitense F. W. Taylor all'interno delle industrie siderurgiche della Midvale Steel Co. Il sistema è illustrato nel suo saggio del 1911, The Principles of Scientific Management, Criteri scientifici di organizzazione e direzione aziendale.

Scientific management: taylorismo Taylor elaborò tecniche come il cronometraggio dei tempi di lavoro in un sistema produttivo diviso in tante piccole unità semplici e ripetibili che non consentivano alcun spreco di energia né di tempo. Gli operai cioè dovevano svolgere solo determinati movimenti sempre uguali per tutta la durata della giornata lavorativa. Chi aveva la capacità di essere straordinariamente veloce era anche incentivato economicamente con un premio di produzione. I metodi suggeriti da Taylor si diffusero rapidamente sebbene fossero vivamente criticati da chi li considerava motivo di superlavoro, di azioni ripetitive e monotone, causa di disoccupazione. E in verità il taylorismo trascurava i lati psicologici del lavoro puntando unicamente sull'aumento della produzione. Ma nonostante i suoi difetti e i suoi limiti il taylorismo si diffuse largamente nei Paesi industrializzati.

Humanistic management 1 Rinvia ad una specifica appartenenza intellettuale, storicamente datata e radicata in Europa, specialmente nella Grecia classica e nel Rinascimento italiano. Un’appartenenza intellettuale che, però, non può essere solo ridotta o semplificata ad una sorta di italian o european style dai modi inconfondibili e aggraziati: gusto per il bello, per le arti, per le cose buone e per i piaceri della vita. L’umanesimo certo è in buona parte quello spirito geniale mediterraneo, greco, latino e rinascimentale, elitario, aristocratico ed estetizzante, che punta ad un ideale di epicurea felicità dell’attimo; ma si nutre anche di quell’etica del rispetto, di quelle elaborazioni evangeliche e laiche (tormentate), che appartengono ad esempio al pensiero della rinascenza erasmiana: una mediazione sapiente (o temperata, socratica) tra pietas e cultura dell’impegno morale. Cfr. Premessa a Manifesto dello Humanistic Management

Humanistic management 2 L’umanesimo che noi vogliamo proporre ha fra le sue caratteristiche il superamento delle opposizioni tipiche del pensiero dicotomico moderno: quindi anche quella fra “scientifico” e “umanistico”. Dando enfasi all’aggettivo “umanistico”, il rischio, per assurdo, non solo è quello di perdere di vista ciò che di buono c’è nel paradigma scientifico, ma, soprattutto, ciò che l’umanesimo è sempre stato: sintesi di tante culture, fra cui anche quella scientifica.

Breve storia dello H.M. 1

Nella prima metà degli anni Novanta, Marco Minghetti pubblica una serie di saggi che descrive l’avvento di un “nuovo dominio manageriale in cui confluiscono, connettendosi e modificandosi reciprocamente, discipline un tempo separate.” Tuttavia, scrive nel 1993 su Mondo Economico, “il determinarsi del nuovo dominio manageriale è possibile solo all’interno dell’organizzazione d’impresa che adesso si sta affermando e, allo stesso tempo, esso è necessario per il corretto funzionamento di questo nuovo modello organizzativo. La nuova organizzazione cui mi riferisco si caratterizza per essere “piatta”, rapida, interfunzionale, reticolare. In una parola, l’organizzazione comunemente definita “post-tayloristica”, basata quindi non sulla massima divisione possibile del lavoro, ma sul principio opposto, vale a dire la massima compattazione possibile del lavoro e sulla riduzione delle entità non strettamente necessarie. Per questo motivo, l’organizzazione post-tayloristica può essere definita anche “organizzazione occamista”. Al filosofo Guglielmo d’Occam (1300-1347) si fa infatti risalire la famosa frase “entia non sunt moltiplicanda sine necessitate” (le entità non devono essere moltiplicate oltre quanto è strettamente necessario). E’ il “rasoio di Occam” che gli stessi storici della filosofia chiamano “principio di economia”. E’ chiaro allora che se l’organizzazione tayloristica è caratterizzata da un moto centrifugo, che tende a distinguere e moltiplicare gli specialismi, ne...

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Name: 
Humanistic managemen...
Author: 
ag69907
Company: 
Eni S.p.A.
Description: 
Introduzione allo Humanistic management Marco Minghetti Lezione 1 Pavia Ottobre 2007
Tags: 
management | città | humanistic | impresa | nuovo | essere | organizzazione | solo
Created: 
10/3/2006 7:21:32 PM
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