L’immagine dell’altro: l’interculturalismo nei media Laboratorio formativo
L’immagine dell’altro: l’interculturalismo nei media Laboratorio formativo
Le domande
Che cosa intendiamo per “immagine dell’altro”?
Che cosa intendiamo per interculturalismo?
Perché studiare l’immagine dell’altro nei media (e non solo nella tv)?
Media ed esperienza
I media sono oggi parte del tessuto generale dell’esperienza, tanto di quella che diamo per scontata, quanto di quella che si oppone al dato per scontato
I media sono spazi sociali entro cui si costruiscono modelli di interazione e di comprensione del mondo
L’azione più significativa dei media si svolge nel mondo ordinario: essi filtrano e incorniciano realtà quotidiane attraverso le loro rappresentazioni, ci offrono pietre di paragone e punti di riferimento per la conduzione della nostra vita, per la produzione e il mantenimento del senso comune
I media sono attori politici, più precisamente, politico-economici
Partiamo dal senso comune, inteso come espressione e allo stesso tempo precondizione dell’esperienza, come condiviso e spesso condivisibile
I media dipendono dal senso comune, lo riproducono, vi fanno riferimento così come lo sfruttano e lo fraintendono
È soprattutto tramite i media e probabilmente sempre più soltanto tramite i media, che siamo forzati a riconoscere il senso comune e le culture di altri, e a confrontarci con esse
I media costituiscono il quotidiano e al tempo stesso forniscono alternative ad esso
L’esperienza mediata e l’esperienza dei media emerge nell’interfaccia fra corpo e psiche, viene espressa naturalmente nei discorsi, nelle chiacchiere e nelle storie della vita quotidiana attraverso le quali il sociale viene costantemente riprodotto
“Non soltanto l’esperienza è sempre ancorata a una collettività, ma la stessa azione umana è inconcepibile al di fuori della conversazione continua di un comunità, dalla quale emergono le distinzioni e le valutazioni di sfondo che sono necessarie per compiere scelte di azione” (Hastrup, in Silverstone, 1999, p. 32)
La costruzione del significato: l’Altro
L’Altro comprende gli altri: dalle persone che conosco a quelle che ho solo visto sugli schermi. “Ma poiché io e l’Altro condividiamo un mondo, poiché io sarò il vostro altro come voi sarete il mio, anche se non vi conosco, allora ho una relazione con voi. Questa relazione è una sfida, attraverso la quale sono costretto a riconoscere che non sono solo, che in qualche modo devo prendere in considerazione l’altro” (Silverstone 1999, p. 209)
L’altro come categoria
Come posso rappresentare l’Altro senza, da un lato, considerarlo estraneo e, dall’altro, senza riassorbirlo nella percezione che ho di me stesso? Ma l’altro può essere anche uno specchio, e nel riconoscimento della differenza costruiamo la nostra identità e la nostra percezione del mondo e di noi stessi nel mondo
Levinas
La filosofia di Levinas si basa sulla figura dell’altro, sulla moralità e sull’etica come precondizione della vita sociale e non come sua conseguenza: il mio “essere con gli altri” è il fatto esistenziale fondamentale, ed essere con gli altri implica un’assunzione di responsabilità verso gli altri, senza che ci si attenda che “gli altri” facciano lo stesso
Bauman, 1989, tr. it. p. 250: “La morale non è un prodotto della società. La morale è qualcosa che la società manipola: sfrutta, orienta, comprime. Simmetricamente, il comportamento immorale - una condotta che rinuncia o abdica alla responsabilità verso l’altro - non rappresenta una conseguenza di disfunzioni societarie. È dunque il manifestarsi del comportamento immorale…a richiedere un’analisi della gestione sociale dell’intersoggettività.”
Possiamo oggi affermare che la tarda modernità abbia prodotto una situazione in cui l’umanità per alcuni aspetti diventa un “noi” affrontando problemi e occasioni in cui non ci sono “altri” (come per esempio afferma Giddens)?
Che cosa ci accade, si chiede Silverstone, quando non vediamo gli altri perché ci sembrano uguali a noi, oppure ci sembrano così lontani da non avere per noi né status, né significato?
Sorgono due problemi, che coinvolgono i media, e che hanno a che fare con:
La distanza, e la sua creazione: quando l’altro è posto al di là della cura e della responsabilità. Possono allora le tecnologie creare meno distanza?
La soggettività
Esempio: la donna come altro nella tv
Il problema non è tanto se la televisione, nei programmi analizzati, rispecchi in modo fedele la realtà; appare invece più utile stabilire se tali distorsioni abbiano come effetto la marginalizzazione o la svalorizzazione della figura femminile, in particolare per quanto riguarda il ruolo professionale e se, a parità di contesti rappresentati, le donne ricoprano posizioni e ruoli specifici all’interno delle narrazioni diversi dalle controparti maschili.
Ricerca CNEL
Su un totale di 1964 “ospiti” solo il 24,19% sono donne (475) mentre il 74,81% sono uomini (1489).
In molte di queste (Ballarò, Excalibur, Excalibur Luned’Italia, L’infedele, Otto e mezzo) la percentuale che rileva la presenza femminile non supera il 18%. Altre trasmissioni, L’alieno, Porta a porta e La zona rossa, si dimostrano più attente alla partecipazione femminile con valori rispettivamente del 28,71%, del 21,85% e del 20,32%. Il Maurizio Costanzo Show è il programma che ha la più alta percentuale di presenza femminile (35,33%).
Ricerca RAI
Nella tv via etere esiste quindi uno spazio femminile ma si tratta di uno spazio che accoglie temi e presenta modalità discorsive proprie di un genere testuale trasversale, che continua a definire caratteristiche del genere femminile legate a stereotipi che riconducono la donna alla sfera dei sentimenti e delle emozioni personali e intime, al privato. Le donne sono esempi di vita, testimoni di storie: (ricerca) “a fronte di donne spesso chiamate a “esemplificare” i problemi, gli uomini si assumono il compito di spiegarli, di interpretare le tendenze in atto, di discutere le regole del gioco, di individuare cause e soluzioni, insomma di rappresentare i luoghi del potere e della gestione sociale”.
L’altro e lo stereotipo
Una possibile tipologia dell’altro nei media:
altro “positivo”: Costantino e le veline
altro “negativo”:
l’immigrato (anche quello “arrivato”)
l’omosessuale
lo straniero
il “povero”
il fondamentalista e l’islamico
l’handicappato
l’estremista politico
l’americano opulento
il malato
il drogato
Quali media?
Televisione generalista
Programmi di fiction (gruppo?)
Programmi di info-tainement e talk-show (gruppo?)
Informazione (gruppo?)
Principali quotidiani nazionali (gruppo?)
Riviste
Riviste femminili e/o maschili
Riviste di attualità, cronaca e politica
Come analizziamo l’immagine?
Livello plastico e figurativo (particolarmente importante nelle pubblicità e nelle immagini della stampa)
Organizzazione del livello profondo:
Modalizzazioni;
Valorizzazioni;
Schemi polemici e loro tematizzazioni
Destinanti e antidestinanti
Grado di nettezza delle opposizioni assiologiche
Organizzazione discorsiva verbale
Attorializzazione (ruoli tematici, attori collettivi, etc.)
Creazione i figure specifiche (metafore, stereotipi)
Grado di pluralismo dei punti di vista
Costruzione temporale
Organizzazione cognitiva del discorso
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