Corso di Studio in Scienze dell’EducazioneSeminari obbligatori propedeutici al tirocinio 2008-09Dalla cultura della devianza alla cultura delle differenzewww.unife.it/dipartimento/scienze-umane/laboratorio-di-psicologia Espressioni del pregiudizio contemporaneo
nei discorsi quotidiani sulle minoranze
Marcella Ravenna
Docente di Psicologia sociale e dei gruppi
2) Genesi dei giudizi di anormalità nelle interazioni quotidiane
I giudizi di anormalità sono prodotti in modo attivo nell’ambito dei discorsi che le persone fanno negli scambi sociali.
Idea di fondo è che ciò che è normale sia anche fondamentalmente morale
Il comportamento tipico e comune degli autoctoni fornisce in molti casi la norma in base alla quale il comportamento di membri di una minoranza viene valutato e definito in modo esplicito o implicito come anormale.
2) Genesi dei giudizi di anormalità nelle interazioni quotidiane
Es.(focus) Prima di potere ottenere una casa o dei servizi gli stranieri dovrebbero adattarsi e comportarsi normalmente
Es. (focus) non importa di che gruppo sei, non ci faccio caso, ma tu devi comportarti in modo normale e la maggiore parte degli stranieri non lo fa, stai dietro ai tuoi bambini, tieni puliti la casa e le scale, non infastidire gli altri, questo è quello che conta e solo se ti comporti così potrai avere una casa
Chi parla si presenta dunque come una persona
ragionevole che non giudica gli altri dal colore della pelle
ma dalla normalità dei loro comportamenti.
Egli tende cioè a scalzare l’idea che le sue opinioni
riflettano atteggiamenti razzisti e non il comportamento
delle minoranze come tali
2) Genesi dei giudizi di anormalità nelle interazioni quotidiane
In altri casi l’idea di normalità appare più implicita:
Es. (oper. Sanit.) Una paziente, sottolinea con evidente disappunto che in una camera con tre letti, in cui vi è una donna Pachistana, i suoi parenti uomini restano appositamente e prolungatamente durante l’allattamento delle mamme per “spiare””guardare” le donne che allattano, nonostante siano stati più volte invitati ad uscire, l’Ostetrica afferma di aver osservato attentamente i Pachistani e di aver visto più volte questo loro comportamento.
2) Genesi dei giudizi di anormalità nelle interazioni quotidiane
Le persone spesso usano “la presentazione di casi estremi” per accusare
i membri di una minoranza
“Vicino a me al secondo piano, vive una famiglia Indiana, in un
appartamento che ha il pavimento di legno. Un giorno è successo che
hanno fatto un fuoco che ha creato un incendio.
Quando sono intervenuti i pompieri per evitare che l’incendio si diffondesse
all’appartamento vicino, il capo squadra ha subito detto “sono matti o cosa?” ….
essi hanno semplicemente messo una lamiera di ferro sul pavimento con
sopra delle pietre, hanno fatto un qualche tipo di grill nella camera da
pranzo e si sono sorpresi che il pavimento potesse bruciare.
Un secondo partecipante interviene dicendo: “non è una pazzia questa”?
Il primo partecipante aggiunge: volevano fare un barbecue, per un tipo di
festa che dura 3 o 4 giorni, un gran chiasso e confusione e chissà quali
rituali. E cosa possiamo fare, cosa dovremmo fare noi come vicini?
Stare zitti ammettendo così di apprezzare che essi seguano le loro tradizioni
perché se tu dici qualcosa su questo significa che stai discriminando o
che sei razzista.
2) Genesi dei giudizi di anormalità nelle interazioni quotidiane
Viene dunque descritto un comportamento irresponsabile
in cui persone Indiane sono presentate e definite
esplicitamente come ignoranti e pazze.
L’espressione “sorpresi” è infatti indicativa di ignoranza.
Essi si sono infatti sorpresi di qualcosa che è ovvio, ovvero
che fare una grigliata su un pavimento di legno può
causare un incendio.
Ma proprio perché definire la condotta di qualcuno come
anormale può suscitare rimproveri e accuse nei confronti
di chi la esprime, occorre allora giustificare le proprie
valutazioni ed influenzare chi ascolta costruendo la propria
ragionevolezza e normalità.
3) Fattori che controbilanciano l’espressione dei pregiudizi nella comunicazione interculturale
Gli stereotipi e i pregiudizi rappresentano veri e propri
ostacoli alla comunicazione per molte ragioni:
predispongono le persone a percezioni e giudizi parziali
interferiscono con la capacità di cogliere l’individualità dell’interlocutore
rendono difficile stabilire un rapporto basato sulla fiducia
incrementano la tendenza a recepire solo quelle informazioni che confermano il proprio punto di vista
3) Fattori che controbilanciano l’espressione dei pregiudizi nella comunicazione interculturale
Allport ha però anche sottolineato che il contatto può avere effetti positivi solo nelle seguenti 4 condizioni:
che i due gruppi abbiano uno status simile
che abbiano un obiettivo condiviso
che siano tra loro interdipendenti e cioè debbano cooperare per raggiungere l’obiettivo
che le norme sociali e le istituzioni favoriscano il loro rapporto
3) Fattori che controbilanciano l’espressione dei pregiudizi nella comunicazione interculturale
Mentre l’espressione (sia a livello verbale che non verbale) di
pregiudizi è notevolmente malleabile
perché può essere influenzata dai:
le norme sociali
la presenza di un pubblico
è invece assai più problematico ottenere una
reale riduzione del pregiudizio.
3) Fattori che controbilanciano l’espressione dei pregiudizi nella comunicazione interculturale
La semplice conoscenza dei processi cognitivi e
affettivi che contribuiscono a strutturare il pregiudizio
non è di per sé in grado di ridurre la diffidenza verso
l’altro e di migliorare le nostre valutazioni su un
determinato outgroup
Per liberarsi da credenze e stereotipi negativi è
indispensabile non solo esserne consapevoli ma
anche essere motivati a modificare la reazione nei
confronti di un gruppo.
Perché si vuole essere coerenti con i propri valori, perché ci si sente in colpa o per altre ragioni.
3) Fattori che controbilanciano l’espressione dei pregiudizi nella comunicazione interculturale
Empatia cognitiva consiste nell’assumere il ruolo e la prospettiva dell’altro, vedendo il mondo dal suo punto di vista.
Essa può ridurre il pregiudizio perché:
le persone vedono l’outgroup meno minaccioso e si percepiscono meno differenti dai suoi membri di quanto non avessero pensato
attiva l’idea che in quanto esseri umani condividiamo lo stesso destino
3) Fattori che controbilanciano l’espressione dei pregiudizi nella comunicazione interculturale
Empatia emozionale può consistere in:
risposte emozionali simili a quelle dell’altra persona (empatia parallela)
reazioni alle esperienze emozionali dell’altro (empatia reattiva)
Vedendo qualcuno trattato ingiustamente da altri si può provare simpatia e solidarietà (reattiva) o si può invece sperimentare risentimento verso chi l’ha maltrattata (parallela).
Questo tipo di empatia può ridurre il pregiudizio perché:
induce a mettere in primo piano il benessere dell’altro, sollecita sentimenti più positivi
può però indurre disagio per le ingiustizie a cui l’altro è sottoposto che si associa ad ansia ed a sentimenti negativi verso l’ingroup che rendono più difficili i rapporti intergruppi
4) Acquisire competenze interculturali
Per realizzare una comunicazione interculturale efficace occorre che l’impegno dei singoli e delle istituzioni si rivolga a:
a) cercare di contrastare gli effetti negativi di stereotipi e pregiudizi
b) favorire e ad acquisire competenze comunicative specifiche. A tale fine è però indispensabile:
1) acquisire consapevolezza dei limiti culturali del proprio modo
di pensare, sentire, agire (LA NOSTRA PROSPETTIVA NON E’ L’UNICA
POSSIBILE)
2) la motivazione a comunicare con persone di altra cultura
4) Acquisire competenze interculturali
SENSIBILITA’ INTERCULTURALE: capacità di cogliere e capire le differenze culturali e di essere al tempo stesso disponibili a modificare in parte il proprio comportamento come forma di attenzione e di rispetto, sia verso le persone con cui interagiamo, sia verso i mondi cui esse appartengono
ACQUISIRE CONOSCENZE SPECIFICHE: circa la comunicazione ed il linguaggio, ma anche circa le tradizioni e convenzioni culturali che influenzano i pensieri ed i comportamenti delle persone con cui si vuole entrare in contatto
ABILITA’ COMUNICATIVA: capacità di impiegare sensibilità e conoscenze acquisite per agire in modo efficace nelle interazioni interculturali
Riferimenti bibliografici
Allport, G.W. (1973). La natura del pregiudizio. Firenze, La Nuova Italia.
Arcuri, L. e Cadinu, M. (1998). Gli stereotipi. Bologna, Il Mulino
Batson, D.C., Polycarpou, M.P., Harmony-Jones, E., Imhoff, H.J., Mitchener, E.., Bednar, L.L., Klein, T.R., & Highberger, L. (1997). Empathy and attitudes: Can feeling for a member of a stigmatised group improve feelings towards the group?. Journal of Personality and Social Psychology, 72, 105-118.
Mucchi Faina, A. (2006). Comunicazione interculturale. Roma-Bari, Laterza.
Ravenna, M. (2009). Odiare. Bologna, Il Mulino.
Van Dijk, T.A. (1994). Il discorso razzista. La riproduzione del pregiudizio nei discorsi quotidiani. Messina, Rubbettino.
Van Dijk, T.A. (2003). Ideolologìa y discurso. Una introduccìon multidisciplinaria, Barcellona, Ariel S.A. [trad. it. Ideologie. Discorso e costruzione sociale del pregiudizio, Roma, Carocci, 2004].
Verkuyten, M. (2001). “Abnormalization” of ethnic minorities in conversation. Brutish Journal of Social Psychology, 40, 257-278.
Villano, P. e Riccio, B. (2008). Culture e mediazioni. Bologna, Il Mulino.
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