CAPITALE UMANO: teorie economiche Laurea Magistrale in Sociologia
Negrelli
10/2010
CAPITALE UMANO: teorie economiche Laurea Magistrale in Sociologia
Negrelli
10/2010
Capitale umano di istruzione (labor economics)
Theory of human capital (Becker, 1964): l’istruzione come investimento che consente l’acquisizione di conoscenze e maggiore produttività, che producono un reddito più elevato.
Theory of signaling (Spence, 1973): il sistema di istruzione svolge un ruolo di filtro, seleziona gli individui sulla base delle loro abilità intrinseche, consentendo loro di segnalare le loro capacità ai potenziali imprenditori.
La critica di Loury (1977);
Capitale umano e capitale sociale (Coleman, 1988).
La teoria economica del capitale umano è orientata non solo a considerare la relazione tra istruzione e reddito ma anche la scelta di quanta istruzione avere.
La scelta individuale sarà “socialmente efficiente” se il mercato del lavoro è competitivo e se l’istruzione non produce esternalità.
La questione della relazione causale tra istruzione e reddito!
L’intervento dello stato giustificato dalle esternalità prodotte dall’istruzione.
Il fenomeno dell’OVEREDUCATION: scelte individuali socialmente inefficienti. SPENCE: sistema educativo come meccanismo di selezione.
La teoria del capitale umano (Becker, 1964)
La ricerca di Becker ha origine dalla constatazione che vi è “un sostanziale livello di crescita economica, non giustificata, anche tenendo esplicitamente in considerazione la crescita del capitale fisico e della forza lavoro”; e dalla funzione rilevante della formazione culturale per lo sviluppo economico., come segnalato da alcuni economisti;
Fatti: le persone più istruite e qualificate guadagnano più delle altre; la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi da lavoro e della ricchezza è in genere positivamente correlata alla disuguaglianza nell’istruzione o in altri elementi di formazione personale; disoccupazione fortemente correlata in maniera inversa all’istruzione (ma correlazione non è causalità);
Indagine teorica ed empirica sulle informazioni disponibili sui redditi delle persone con diversi livelli di istruzione e sui costi dell’istruzione;
Ragionamento: se l’istruzione fosse economicamente rilevante, il suo rendimento economico dovrebbe risultare significativo
Perché “capitale” umano?
Le spese dedicate a:
istruzione;
formazione sul lavoro;
salute;
emigrazione;
informazioni su prezzi e redditi disponibili;
“sono veri e propri investimenti in capitale”, poiché migliorano le condizioni di salute, la propria retribuzione e le virtù civiche; sostenere ciò “risulta pienamente in linea con l’idea in genere condivisa di capitale”.
Ma questi investimenti producono “capitale umano”, non fisico o finanziario, in quanto “non è possibile separare una persona dalla sua conoscenza, dalla sua competenza tecnica, dalle proprie condizioni di salute o dai suoi valori allo stesso modo in cui è possibile, invece, dislocare il capitale fisico o finanziario detenuto senza venirne direttamente coinvolti” (17)
La teoria del capitale umano (Becker, 1964)
Ipotesi: l’istruzione è un investimento che produce reddito futuro; i differenziali salariali sono determinati dalle differenze di produttività individuale, a loro volta determinate dagli investimenti in istruzione e addestramento realizzati dagli individui nel corso della loro vita;
Costi di formazione:
A) diretti: spese di studio (tasse scolastiche, di alloggio e vitto, materiali, ecc.);
B) di opportunità (indiretti): perdite potenziali di reddito per il tempo non dedicato ad attività remunerate; costi psicologici per lo stress e le difficoltà di studio;
“Ritorni”: gli investimenti in istruzione “pagano” quando producono accumulazione di competenze – “capitale umano” – che consentono remunerazioni più elevate.
Le scelte individuali relative alla formazione sono socialmente efficienti se i mercati sono perfettamente competitivi.
La teoria del capitale umano
La durata del tempo speso per l’istruzione è influenzata dalle caratteristiche individuali quali: attitudini, capitale umano ereditato, tasso di sconto, produttività acquisita grazie all’accumulazione di capitale umano; alla base della scelta tra istruirsi o lavorare;
Istruzione e guadagni nel ciclo di vita: in tutti i paesi sviluppati, per tutti i lavori, la relazione tra età e reddito annuo derivante dall’occupazione nel ciclo di vita presenta caratteristiche analoghe. Dopo un periodo iniziale di istruzione durante il quale non ci sono redditi da salario, la curva diventa concava e raggiunge il suo apice negli anni 50-60, per declinare successivamente;
I costi della produttività futura (acquisendo competenze e perfezionando quelle già possedute sul posto di lavoro): valore attribuito al tempo; impegno di chi riceve la formazione; insegnamento fornito da altri; equipaggiamento e materiali impiegati allo scopo. Importo e durata dipendono anche dal tipo di formazione:
Formazione professionale sul posto di lavoro
Formazione generica: utile a molte imprese, oltre a quelle che la forniscono (es. meccanico sotto le armi: esternalità positive, spese R&D). In un mdl competitivo, il livello delle retribuzioni crescerebbe allo stesso livello della produttività marginale, le imprese che forniscono tale formazione non sarebbero in grado di appropriarsi del rendimento corrispondente. Perché le imprese che operano razionalmente su mercati competitivi dovrebbero fornire formazione generica senza ritorni economici? Sarebbe fornita solo se non implicasse costi. Per cui, è chi riceve la formazione generica e non l’impresa che deve assumersene il costo.
Formazione specifica: non ha effetto sulla formazione di chi la riceve, utile presso altre imprese. Le imprese dovrebbero sostenere i costi in quanto nessun lavoratore di tipo razionale pagherebbe per una formazione senza benefici (diseconomie esterne per dipendente e datore di lavoro; incentivi contro il turnover). Teorie: 1) Le imprese pagano ai dipendenti con formazione generica la stessa retribuzione e a quelli con formazione specifica una paga più elevata di quella che potrebbero ottenere altrove; 2) probabilità di licenziamento direttamente collegata alla misura di investimento in formazione specifica.
La teoria del capitale umano
Secondo Becker, l’istruzione può essere fonte di redditi futuri se i salari riflettono differenze nella produttività. Ma, anche in un mercato perfettamente competitivo, la maggior produttività acquisita con l’istruzione produce pay off solo in presenza di imprenditori che competono tra loro per tali competenze. Perciò Becker ha distinto:
General training: migliora la produttività del lavoratore rispetto a tutti i tipi di lavoro; è quindi associata al lavoratore che si assume l’intero costo in quanto unico beneficiario, ma lo rende produttivo in diversi tipi di lavoro, portando gli imprenditori a competere tra loro per ottenere le sue prestazioni. La retribuzione (W) di chi acquisisce tale formazione sarà quindi pari alla produttività marginale (MP) diminuita del costo della formazione (k):
Wo = MPo - k
Specific training: migliora solo la sua produttività per un tipo particolare di lavoro; una volta formato, non può ottenere incrementi dalla competizione tra imprenditori: l’imprenditore ha quindi un incentivo a investire in questo tipo di formazione, in quanto il valore attuale del ricavo derivante dalla formazione ottenuto dall’impresa (G) eguaglia la somma dei costi opportunità e dei costi diretti ((MP’o – MPo) + k = C) in parte sostenuti dai lavoratori:
MP’ + G = W + C
La differenza tra ciò che avrebbe potuto essere prodotto (MP’o) e ciò che viene effettivamente prodotto (MPo) è il costo di opportunità del tempo dedicato alla formazione (C = somma dei costi di opportunità e delle risorse impiegate nella formazione); G = eccesso dei futuri ricavi sui costi (attualizzati), è una misura del rendimento per l’impresa derivante dalla formazione offerta. Quindi la differenza tra G e C indica la differenza tra i ricavi e i costi derivanti dalla formazione.
Un’impresa che massimizzi i profitti sarà in equilibrio se i prodotti marginali eguagliano le retribuzioni, cioè se i ricavi marginali eguagliano le spese marginali.
Conferma dei risultati dell’analisi empirica (Intro 1975)
Rendimento economico medio dell’istruzione universitaria per uomini di origine europea (bianchi in aree urbane): 11-13% (livelli maggiori per istruzione secondaria e ancor più per la primaria); (rendimenti minori per altri gruppi sociali e non residenti in aree urbane)
Retribuzioni più elevate percepite da laureati rispetto a diplomati solo in parte dovute alla maggiore abilità mostrata, alle condizioni fisiche e ai genitori più istruiti. Critica alla teoria dell’istruzione come modo di selezionare i migliori (Job market signaling): “la significatività dei livelli privati di rendimento dell’istruzione non risulta affatto influenzata, anche se l’istruzione opera in questo senso”
Domanda di soggetti più istruiti cresciuta dopo il 1940 (a causa del rapido aumento delle spese in R&D e dei settori legati a tecnologia militare e ai servizi) (rendimenti decrescenti)
Tassi di rendimento economico medio della formazione non uguali per tutti i gruppi sociali: maggiori per uomini bianchi in aree urbane rispetto ai maschi neri in aree rurali; maggiori per donne di colore.
Riconsiderazione del tema del capitale umano (1989)
Istruzione, formazione e reddito: differenze nel reddito medio tra laureati e diplomati negli USA ultimi 50 anni: stabili tra 40-50% fino primi anni ’60; crollo negli anni ’70 (il problema dell’”americano troppo istruito”); ai livelli più alti negli anni ’80;
tendenza degli investimenti in capitale umano a rispondere “razionalmente” ai benefici e ai costi, es.:
A) andamento delle iscrizioni all’università basato sui “rendimenti attesi” e non sull’andamento demografico; critica alla teoria delle “credenziali” (voti e istruzione offrono informazioni su capacità individuali, determinazione e altri caratteri personali);
B) variazioni nei livelli di istruzione femminile: dall’insegnamento alle scienze);
capitale umano e famiglia: numero dei figli e ammontare speso per ciascuno di essi negativamente correlati tra loro; retribuzioni dei genitori e figli positivamente correlate ma non in maniera forte (di più se genitori indigenti);
capitale umano e sviluppo economico: crescita conoscenza scientifica e tecnica – aumento produttività del lavoro – incremento valore istruzione, formazione tecnica e formazione sul lavoro – crescita duratura del reddito. Quanto pil pro capite causato dall’istruzione? 25% tra 1929 e 1982 secondo Denison. (ma non in grado di spiegare quanto da salute, formazione sul lavoro o altri tipi di capitale umano).
Theory of signaling
La correlazione positiva tra la durata degli studi e il reddito non dimostra l’esistenza di una relazione causale tra le due variabili;
Spence (1973) avanza l’idea che l’istruzione contribuisca primariamente a selezionare gli individui, senza realmente incidere sulla loro efficienza produttiva futura, che dipende piuttosto da qualità intrinseche e fattori molteplici (milieu familiare, vicende personali, talenti e qualità innate, ecc.);
Theory of signaling: un individuo si istruisce per segnalare le sue capacità, senza che i suoi studi modifichino realmente le sue capacità; quindi un prolungamento degli anni di studi non incrementa la sua capacità produttiva, ma manda segnali agli imprenditori;
Contro la teoria del capitale umano, a sostegno della tesi che le decisioni degli individui relative all’istruzione sono socialmente efficienti in presenza di perfetta competizione, Spence dimostra che i lavoratori tendono alla loro iper-istruzione rispetto allo standard della efficienza sociale, se ciò serve a segnalare le loro capacità produttive agli imprenditori.
Job market signaling (Spence)
Employer uncertainty: l’imprenditore non conosce le capacità produttive di chi assume;
Signaling games;
Hiring = to purchase a lottery (in senso tecnico, secondo la teoria decisionale);
Assunto: l’imprenditore paga un certo equivalente monetario (wage) della lotteria a chi assume;
Hiring as investment under uncertainty
Employer perceptions of the lottery: sono queste percezioni che determinano il salario, sulla base di:
observable characteristics and attributes of individuals: education, previous work, race, sex, criminal and service records, other data = IMAGE;
Endogeneous market process (learning process);
Indices (fixed: race, sex, age) and signals (alterable: education):
questi sono parametri che cambiano le “conditional probability distributions that define an employer’s beliefs”
Applicant signaling
Employer è risk-neutral: per ogni set di segnali e indici con cui si confronta, avrà un prodotto marginale atteso per un individuo in possesso di tali “observable attributes”;
questo prodotto marginale atteso diventa il salario offerto per il lavoratore con quelle caratteristiche;
i potenziali dipendenti si confrontano quindi con uno schema di salario offerto i cui contenuti sono indici e segnali;
I segnali sono alterabili e quindi soggetti a manipolazione da parte dei potenziali dipendenti;
Assunto: “costi di segnalazione” negativamente correlati alla produttività
Employer’s conditional
probabilistic beliefs
Offered wage schedule
as a function of
signals and indices Hiring, observation of
relationship between
marginal product and
signals Signaling decisions by
applicants; maximization
of return net of
signaling consts Signaling costs Informational feedback in the job market
A signaling equilibrium
A set of employer beliefs that generate offered wage schedules, applicant signaling decisions, hiring, and ultimately new market data over time that are consistent with the initial beliefs
La critica di Loury (1977)
Contesta la teoria tradizionale del capitale umano secondo la quale i differenziali retributivi dei lavoratori possono essere spiegati in base alle differenze individuali di istruzione e formazione. Tale teoria ignora infatti il “processo” attraverso il quale tali investimenti sono realizzati;
I teorici del capitale umano possono quindi prevedere in maniera accurata le conseguenze dell’abbandono scolastico sui guadagni individuali, ma non hanno analizzato “perché” un dato livello di spesa pro-capite produce istruzione di qualità inferiore nel ghetto rispetto alle comunità più affluenti di un medesimo distretto scolastico.
Loury
Le ipotesi tradizionali correlate alle politiche di eguali opportunità prevedono che se si riduce la discriminazione razziale, si riducono anche le ineguaglianze economiche razziali;
In realtà, le differenze di reddito per razza persistono in ragione del basso livello di istruzione e di guadagno dei neri nell’odierno mercato del lavoro che riduce la capacità dei loro figli di convertire le loro abilità naturali in skills di valore per le imprese;
La questione del “processo” attraverso il quale i lavoratori acquisiscono skills: l’effetto di status economico dei genitori sulla opportunità dei figli di acquisire abilità professionali di mercato, “an intergenerational external economy”;
Questo “fallimento del mercato” può rendere inefficace nel lungo periodo la politica di eguaglianza delle opportunità.
Loury
Le teorie supply-side del mercato del lavoro: la qualità inferiore e la quantità limitata di istruzione e formazione sul lavoro producono guadagni più bassi quale risultato di minor investimento nel capitale umano; ma dice Loury: “when the quality and quantity of human capital are controlled, blacks still earn considerably less than whites”!
Le teorie demand-side: gli economisti ipotizzano che gli imprenditori o i lavoratori bianchi manifestano ciò che Becker (1971) definisce “taste of discrimination” against blacks. Perciò suggeriscono due approcci: proibire le preferenze discriminatorie (civil rights act, 1964; equal opportunities laws); restringere le differenze razziali nell’acquisizione di capitale umano.
Loury
Mentre gli economisti hanno analizzato l’impatto dell’investimento in capitale umano, hanno generalmente ignorato il processo socio-economico sottostante la sua acquisizione, ovvero la complessità del problema delle differenze nella acquisizione di caratteristiche di valore per il mercato. Capire questo processo è fondamentale per capire:
La persistenza delle disuguaglianze razziali: la classe sociale e il contesto razziale di un individuo influenza il processo di acquisizione di marketable skills e le differenze di gruppo nella offerta di caratteristiche market-valued tenderanno a persistere;
Tali effetti socio-economici si rendono probabilmente evidenti anche in presenza di politiche pubbliche di eguaglianza delle opportunità: la capacità delle leggi di garantire una possibile giustizia economica razziale appare quindi contestabile (social class and racial backgrounds).
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