I monumenti di Ravenna
tra archeologia e storia del diritto L’ “Ultima Cena” raffigurata in S. Apollinare Nuovo
su di uno stibadium, un raro divano semirotondo per banchetto
di età tardoromana.
(VI sec. d.C.)
I monumenti di Ravenna
tra archeologia e storia del diritto L’ “Ultima Cena” raffigurata in S. Apollinare Nuovo
su di uno stibadium, un raro divano semirotondo per banchetto
di età tardoromana.
(VI sec. d.C.)
Stibadium in un mosaico della Villa del Tellaro
IV/V sec. d.C.
Costanza.
Tomba del banchetto.
(metà del IV sec. d.C.) Villa di Piazza Armerina.
Piccola caccia.
(320/330 d.C.) Il pranzo di Didone nel codice vaticano Vergilius Romanus (fine V sec. d.C.)
Cenatio estiva con stibadium all’aperto
nella villa tardo romana di Faragola
(Ausculum, Ascoli Satriano in Puglia).
V sec. d.C.
Proposta ricostruttiva
dello stibadium
di Faragola
nella ristrutturazione
del V sec. d.C
della villa. L’attore Michele Placido,
l’archeologo Giuliano Volpe
ed il latinista Giovanni Cipriani
sullo stibadium di Faragola.
Dalla mensa dello stibadium
di Faragola
scaturiva dell’acqua,
che alimentava il basso bacino antistante.
Sidonio Apollinare, Epistula I, 10- 14 (Arles, a. 461): Postridie jussit Augustus (Maioranus) ut epulo suo circensibus ludis interessemus. Primus jacebat cornu sinistro consul ordinarius Severinus, vir inter ingentes principum motus atque inaequalem reipublicae statum gratiae semper aequalis. Juxta eum Magnus, olim ex praefecto, nuper ex consule, par honoribus persona geminatis: recumbente post se Camillo filio fratris, qui duabus dignitatibus et ipse decursis, pariter ornaverat proconsulatum patris, patrui consulatum. Paeonius hinc propter, atque hinc Athenius, homo litium temporumque varietatibus exercitatus. Hunc sequebatur Gratianensis omni ab infamia vir sequestrandus, qui Severinum sicut honore post ibat, ita favore praecesserat. Ultimus ego jacebam, qua purpurati laevum latus in dextro margine porrigebatur. Edulium multa parte finita, Caesaris ad consulem sermo dirigitur, isque succinctus; inde devolvitur ad consularem…retrorsumque conversus, tamquam aquam manibus poscerem, tantumque remoratus, quantum stibadii circulum celerantia ministeria percurrunt, cubitum toro reddidi...
Gli scettri di Massenzio (Clementina Panella, estate 2005) Medaglione aureo con il ritratto
di Massenzio (306-312)
Globo in vetro verde scuro e
petali in oricalco (lega di rame
e zinco). Cannula in oricalco Globi in vetro verde
dorato Scettro con asta conica
e globo in calcedonio
azzurro
Ravenna. Presbiterio
di S. Vitale (538/545 d.C.).
Globi simbolo del
gubernator
mundi e la ceramica associata. Diametro cm. 9 Diametro cm. 7 Diametro cm. 7
Ravenna. S. Vitale.
Cristo porge la corona
del martirio a S. Vitale.
Prima metà
del VI sec. d.C.
Brescia. Dittico
dei Lampadii.
396 d.C. Parigi.
Dittico del console Magno
V sec. d.C. Scettro con
impugnatura
conica,
ritenuto
simbolo
dell’imperium
Brescia. Dittico consolare di
Boezio (487 d.C.)
Sesterzio di Adriano
con adlocutio Londra.
Bracciolo dal tesoro
dell’Esquilino.
Seconda metà
del IV sec. d.C. Scettro, simbolo
forse della tribunicia potestas.
Apoteosi
di Antonino
e Faustina
161 d.C. Scettro, ritenuto simbolo
di iurisdictio. Firenze.
Dittico
dell’imperatrice
Ariadne.
Fine V/inizi
VI sec. d.C. L’Arcangelo Michele, rappresentante della giustizia nel giudizio universale. Dittico di Areobindo. 506 d.C.
Ravenna. Schienale della cattedra di Massimiano. Vergine in trono con il Bambino e l’Arcangelo Michele. Metà del VI sec. d.C. Dittico Clementino
Liverpool Museum. 513 d.C.
Ravenna. S. Apollinare Nuovo. Cristo in trono è, ad eccezione del volto, un rifacimento ottocentesco del restauratore romano Felice Kibel, che ha implicato la sostituzione dello scettro al libro, che, secondo le fonti, egli teneva tra le mani.
Aste portastendardo
a sei lame
(vexilla) Roma nella Notitia Dignitatum “…hasta summa armorum et imperii est…”
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